Giulio Bacosi

IL NOSTRO DEBOLE SENSO CIVICO E LA LEZIONE DEL VOLONTARIATO

In Italia il senso civico “debole” appare vieppiù grave, visto che con il Diritto Romano abbiamo insegnato il “sistema” delle Regole a tutto il mondo.
Proprio per questo “conta” il Volontariato: Vi aspetto tutti in Democrazia nelle Regole, che ho fondato proprio allo scopo di rivitalizzare il nostro innato senso civico.
Che forse, gratta gratta, è molto più consistente di quello che sembra e che aspetta solo di essere organizzato da tutti Noi!

Perché alcuni italiani indossano la mascherina e rispettano le norme anti-Covid mentre altri sembrano curarsene poco, anzi in qualche caso non rifuggono nemmeno da azioni pericolose per gli altri come organizzare feste e cene di nascosto?

Dietro interrogativi del genere c’è la questione dei limiti antichi di cui soffre il nostro senso civico; limiti accentuatisi negli ultimi decenni anche in conseguenza di una modernizzazione che ci ha indotto a essere molto attenti ai diritti e assai meno ai doveri.

Invita a riflettere di nuovo sul tema un piccolo testo pubblicato nel 1795 in Francia, la Dichiarazione dei diritti e dei doveri dell’uomo e del cittadino, ora stampato da Liberilibri, a cura di Maurizio Griffo. Distrutti i vecchi legami che tenevano assieme la società di antico regime, cosa può tenere assieme una collettività che i soli diritti individuali, si temeva, avrebbero fatto precipitare nell’anarchia?

Affrontando anni dopo lo stesso problema, Giuseppe Mazzini delineava il progetto di una comunità democratica fondata appunto sul dovere. Da allora, si può dire che non vi sia stata generazione nel nostro Paese che non abbia richiamato tale necessità. Lo fece anche Aldo Moro nel 1976 con parole di rara drammaticità: l’Italia «non si salverà […] se non nascerà un nuovo senso del dovere».

Ma, ecco il punto cruciale, cos’è che lo può rafforzare se e quando è debole? Un tempo erano la religione o il sentimento nazionale ad alimentare e sostenere i principi di etica pubblica. Oggi però, in una società decisamente secolarizzata e con lo Stato nazionale indebolito, quella strada è più difficile da percorrere.

A ben vedere, gli stessi deprecati partiti della Prima Repubblica rappresentavano pur sempre, per chi li votava e ancor più per chi vi apparteneva, dei veicoli di un’obbligazione generale che (non sempre ma spesso) alimentava il sentimento civico. Ma quei partiti non ci sono più e sui nuovi è meglio sorvolare.

Per fortuna in ampi settori della società italiana (uno per tutti: il volontariato) il senso del dovere — la consapevolezza per così dire automatica che certe cose vanno fatte e altre no — ancora sopravvive, eccome.

Ma a volte quegli italiani e a quelle italiane che rispettano norme e leggi hanno la sensazione di non ricevere un adeguato riconoscimento da parte dei poteri pubblici. Forse su questo terreno qualcosa si potrebbe fare.

(Fonte: Corriere della Sera)

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